Lucia Lucy, Alfa Romeo, passione di famiglia.

Ho imparato a “guidare” all’età di sei anni.

Inserivo le marce della Giulietta Sprint rossa di mio papà, il quale mi insegnava ad “ascoltare” il motore, a capire quando inserire la marcia successiva.

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La mia passione per le auto e per Alfa Romeo credo sia iniziata così, per amore di mio padre.
Quando ad ottobre 2013 alla Fiera di Padova ho visto una Giulietta Sprint rossa del 1963 (mio anno di nascita) ho capito che quella era la “mia Rossa” e me la sono regalata per i miei “primi 50” anni.

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Adoro le sue linee, il suo profumo ed il suo modo di “sculettare” in curva e mi piace lo sguardo ammirato delle persone al suo passaggio.
È bellissimo fare le gare insieme a Lei, è fantastico attraversare paesaggi mozzafiato sentendo il suo rombo, è Lei che conduce me, non il contrario e non mi considero “la sua proprietaria”, ma la “custode di un pezzo di storia”.
Se non è Amore questo…
Lucia Lucy

5 Responses
  1. alessandro

    Anch’io avevo sei anni. Il benzinaio dove mia padre usava fare rifornimento anche con la macchina di servizio del ministero dell’agricoltura, vendeva la sua giulietta sprint bianca davvero immacolata. Papà condusse tutta la famiglia a vederla, noi due figli e la mamma. Restammo tutti incantati e facemmo di tutto per convincerlo a comperarla. Papà ci pensò su qualche giorno poi decise di rinunciare:troppo bella e vistosa per il nostro status sociale. Un po’ di tempo dopo a casa arrivò una seicento. ogni volta che ne vedo una ripenso a quel giorno..

  2. Lucy

    Ciao Alessandro.
    Molto bello il tuo commento.
    Mi ha commossa la “dolce rigidità” del tuo papà…
    “Lo status sociale non era all’altezza”…
    Deve essere stato un grandissimo Uomo, un
    Uomo solido e concreto, un Uomo che ha preferito “investire” il suo denaro su di voi (si evince da come scrivi che sei una persona che ha studiato… e a “quei tempi” far studiare i figli era il più grande vanto!!), piuttosto che spenderli per il Suo sogno (la Giulietta).
    Onore e merito quindi a Lui ed un sorriso grande per te.
    Ciao ciao. Lucy.

  3. Fulvio Negrini

    Apprezzo e capisco cosa vuole dire ……Giulietta…. La prima auto d’epoca che ho avuto e mio grande amore era una Sprint del 1957 grigio Alba. Trovata trasformata un 2′ serie è’ stato un restauro impegnativo durato 2 anni. Ma alla fine: fantastica. Poi come mi accade spesso mi sono innamorato di un1100 TV del 1954 e la Giulietta è’ stata venduta. Era il 1997. 4 anni fa l’ho ritrovata. Bella fantastica come prima. Però’ non potevo più’ permettermela. Un grande amore stupidamente “mollato”. Ora mi consolo con le parecchie foto rimaste delle gare anni ’90 quando era il piacere di guidare e di godersi la macchina a differenza di adesso dove la prestazione domina tutto e tutti. Infatti ora ho solo un auto, restaurata è bellissima ma sempre e solo un a112……..ciao Fulvio

  4. Ritorniamo però ai favolosi anni ’60. Alla fine del 1961, papà decise finalmente di provare l’ebbrezza dell’Alfa Romeo, “la vettura per famiglia che vince le corse”, così dicevano in Alfa , con l’acquisto della Giulietta 1300 ti, forse anche per le mie continue insistenze. (Ndr : TI significa: Turismo Internazionale).
    Da poco modificata, si presentava con il motore potenziato, un nuovo cruscotto, il muso e la coda ridisegnati, ma anche i cambi di marcia più agevoli, restando però con la leva al volante. In seguito fu proposto anche il cambio con comando a cloche sul pavimento. Il classico motore bialbero Alfa a 4 cilindri, di cilindrata cmc. 1290, 4 valvole in testa al sodio disposte a V, con doppio asse a camme in testa, raggiungeva ora la potenza di ben 74 cavalli. Le sospensioni anteriori erano a ruote indipendenti e le posteriori ad assale rigido, secondo lo schema Alfa a triangolo centrale e puntoni longitudinali. Quali pregi evidenziava la stampa dell’epoca ? Il motore brioso, il cambio totalmente sincronizzato, lo sterzo pronto, la frenata efficiente e progressiva : così rilevava all’epoca “Quattroruote” nella rubrica “la prova su strada “. Papà ne elogiava l’ottima tenuta di strada, anche se il rollio era piuttosto elevato, soprattutto la ripresa in accelerazione in quarta marcia , ma meglio con l’uso del cambio. Anche la velocità in autostrada era comunque superiore alla concorrenza.
    Tuttavia, a ben vedere, la nostra Giulietta durante il periodo di rodaggio mostrava qualche tentennamento in accelerazione, che poi scomparve dopo il secondo tagliando. (N.d.r.: in quegli anni, le Case prescrivevano tre tagliandi nella fase di rodaggio : il primo entro 500 km, il secondo ai 1.500 km. e l’ultimo ai fatidici 3.000 km).
    Memorabili i viaggi con papà. Da Genova a Milano sulla camionale, in poco più di un’ora e un quarto, approfittando della superiore tenuta di strada della Giulietta, che si evidenziava soprattutto nel tratto fino ad Arquata Scrivia, quello più sinuoso e tormentato . Dopo Tortona e fino a Milano, la strada era più dritta e poche le curve.
    E in Toscana, a Montecatini Terme (PT), passando dall’Aurelia al Passo del Bracco sopra Riva Trigoso, poi giù verso la dolce Versilia, proseguendo infine sulla Firenze mare fino alle rinomate Terme che ci aspettavano ansiose. La Giulietta ubbidiva come di consueto , sempre docile e silenziosa , ma a volte , da brava monella, insisteva troppo con il rollio , che in curva intimoriva un poco. Papà diceva : “ Basta non mollare e tutto procede poi come deve”. Brava Giulietta !

  5. Ritorniamo però ai favolosi anni ’60. Alla fine del 1961, papà decise finalmente di provare l’ebbrezza dell’Alfa Romeo, “la vettura per famiglia che vince le corse”, così dicevano in Alfa , con l’acquisto della Giulietta 1300 ti, forse anche per le mie continue insistenze. (Ndr : TI significa: Turismo Internazionale).
    Da poco modificata, si presentava con il motore potenziato, un nuovo cruscotto, il muso e la coda ridisegnati, ma anche i cambi di marcia più agevoli, restando però con la leva al volante. In seguito fu proposto anche il cambio con comando a cloche sul pavimento. Il classico motore bialbero Alfa a 4 cilindri, di cilindrata cmc. 1290, 4 valvole in testa al sodio disposte a V, con doppio asse a camme in testa, raggiungeva ora la potenza di ben 74 cavalli. Le sospensioni anteriori erano a ruote indipendenti e le posteriori ad assale rigido, secondo lo schema Alfa a triangolo centrale e puntoni longitudinali.
    Quali pregi evidenziava la stampa dell’epoca ? Il motore brioso, il cambio totalmente sincronizzato, lo sterzo pronto, la frenata efficiente e progressiva : così rilevava all’epoca “Quattroruote” nella rubrica “la prova su strada “.
    Papà ne elogiava l’ottima tenuta di strada, anche se il rollio era piuttosto elevato, soprattutto la ripresa in accelerazione in quarta marcia , ma meglio con l’uso del cambio. Anche la velocità in autostrada era comunque superiore alla concorrenza.
    Tuttavia, a ben vedere, la nostra Giulietta durante il periodo di rodaggio mostrava qualche tentennamento in accelerazione, che poi scomparve dopo il secondo tagliando. (N.d.r.: in quegli anni, le Case prescrivevano tre tagliandi nella fase di rodaggio : il primo entro 500 km, il secondo ai 1.500 km. e l’ultimo ai fatidici 3.000 km).
    Memorabili i viaggi con papà. Da Genova a Milano sulla camionale, in poco più di un’ora e un quarto, approfittando della superiore tenuta di strada della Giulietta, che si evidenziava soprattutto nel tratto fino ad Arquata Scrivia, quello più sinuoso e tormentato . Dopo Tortona e fino a Milano, la strada era più dritta e poche le curve.
    E in Toscana, a Montecatini Terme (PT), passando dall’Aurelia al Passo del Bracco sopra Riva Trigoso, poi giù verso la dolce Versilia, proseguendo infine sulla Firenze mare fino alle rinomate Terme che ci aspettavano ansiose. La Giulietta ubbidiva come di consueto , sempre docile e silenziosa , ma a volte , da brava monella, insisteva troppo con il rollio , che in curva intimoriva un poco. Papà diceva : “ Basta non mollare e tutto procede poi come deve”. Brava Giulietta !

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