14 Agosto 1988…..ci lasciava Enzo Ferrari.

Sono ormai trascorsi 30 anni, da uno dei giorni più tristi della storia dell’automobilismo: il 14 agosto del 1988, ci lasciava il “Drake” Enzo Ferrari.

Potremmo scrivere migliaia di parole, raccontando storie, aneddoti, vittorie, sconfitte, di un uomo che ha fatto la storia dell’automobile e dell’automobilismo e creato, forse l’automobile per antonomasia, la FERRARI.
Abbiamo scelto di pubblicare, un pensiero, diverso, quello narrato dal figlio Piero, che ci descrive, con una postazione di visione privilegiata e diversa, un Ferrari visto da dentro.

“Sono uno che ha sognato di essere Ferrari.”

di Piero Ferrari
“Ogni storia, bella o brutta che sia, ha il suo inizio. Spesso assolutamente normale, quasi anonimo. Ed è così anche per mio padre: la sua avventura umana è cominciata tra le mura di questa Casa, che adesso ospita il Museo a lui dedicato.
Non è mai semplice, per un figlio, confrontarsi con la figura del genitore. La vicenda di Enzo Ferrari, poi, è stata raccontata talmente tante volte da lasciare poco spazio alla immaginazione. Eppure, mio padre di immaginazione si è nutrito. Intendo l’immaginazione come capacità di sognare, come voglia di osare, come desiderio di stupire. Era talmente grande la sua passione per le automobili che, dopo le tragedie della Prima Guerra Mondiale, non esitò a vendere la Casa dove era nato: i soldi gli servivano per comperare una macchina da corsa. In questo gesto, così felicemente spregiudicato, io colgo il segnale di uno spirito vitale irresistibile.
Enzo Ferrari, se posso parlarne in veste di osservatore e non come diretto discendente, ha quotidianamente scommesso sul futuro. Sul futuro e su se stesso.

Quando diceva che l’auto più bella sarebbe stata la prossima, non giocava con i luoghi comuni e non si concedeva il vezzo di una battuta ad effetto. Era sincero: guardava avanti, senza adagiarsi sugli allori.


Nella tenacia di un impegno ininterrotto io ci vedo la sua lezione più attuale, valida per chiunque e in qualunque contesto: c’è sempre una sfida nuova da affrontare, c’è sempre qualcosa da inventare, progettare, produrre. E c’è sempre una cosa da vincere.
Da modenese, mi fa piacere pensare che questa caratteristica, vorrei dire questo Dna, appartenga alla gente del territorio che lo ha generato e mi riempie di orgoglio il fatto che papà non abbia dimenticato le sue radici e le sue origini nemmeno per un giorno, nemmeno per un minuto.


Era, grazie al suo ingegno, un cittadino del mondo. Lo conoscevano e lo conoscono ovunque, in ogni angolo del pianeta. Ma non ha mai rinnegato il punto di partenza: volle il giallo, il colore di Modena, come sfondo del Cavallino Rampante, proprio perché fosse e restasse chiaro da dove veniva, da dove aveva mosso i primi passi e dove sarebbe sempre rimasto. Mi auguro che questa Casa Museo aiuti tutti, in particolare i più giovani, a custodire il tesoro della memoria.”

Enzo Ferrari è stato un precursore, uno di quelli che hanno plasmato il XX secolo: la sua figura non necessita di particolari algoritmi per essere presentata: da sola, attraverso il percorso che lo ha visto protagonista, significa passione, sofferenza, determinazione, coraggio, ambizione, lungimiranza, orgoglio, dignità, sintesi, progresso, innovazione, talento. Un diplomatico precoce e intelligente.
Speciale il suo spirito di osservazione, con una rara capacità di guardare avanti seguendo itinerari anomali. Un degli italiani più rappresentativi della storia del ‘900, un uomo che ha cambiato il modo di vivere, reinterpretando il concetto stesso di automobile sportiva, incidendo in modo determinante sulle scelte effettuate da altri progettisti e costruttori già predisposti a recepire idee geniali: le soluzioni meccaniche, le prestazioni estreme, la semplicità costruttiva, l’aerodinamica funzionale alla sofisticata meccanica e in stretta correlazione con la forma, lo stile sempre unico, ma personale e riconoscibile: interpretando il mondo delle corse in modo rivoluzionario.
Enzo Ferrari è stato l’artefice dell’automobile da competizione vestita da granturismo, una stradale, subito pronta per la pista con piccoli accorgimenti: il sogno di ogni gentleman driver.

Fonte: ENZO FERRARI Storia e Glorie dell’Automobilismo Modenese

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