Autobianchi A112 Abarth, i regolaristi ringraziano.

Quest’anno, la mitica auto d’epoca A112 Abarth, stacca il traguardo dei 44 anni. Da anni la preferita dei regolaristi,

per la sua semplicità di guida, passo corto, ottima visione dei “passaggi”, spunto, costi bassi, insomma non gli manca nulla, forse solo il fascino del design lascia a desiderare, forse la Mini è più accattivante, ma negli anni ’70, si badava al sodo.

Con il successo della A112, il gruppo Fiat aveva assestato un duro colpo alla supremazia della Mini nel ricco segmento di mercato delle piccole automobili di lusso destinate ai giovani ed all’utenza femminile. In particolare quest’ultima aveva apprezzato il nuovo modello Autobianchi per la facilità di guida, l’eleganza delle finiture e la versatilità d’uso, anche determinata dal portellone posteriore. Dopo aver verificato l’impossibilità di proporre un nuovo modello in tempi brevi, la Innocenti corse immediatamente ai ripari presentando il modello “Mini Cooper MK3”, che si rivolgeva ad una clientela prettamente maschile, disposta a sopportare un rilevante aumento di spesa pur di sfoggiare una prestigiosa immagine sportiva.

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L’idea per fronteggiare la “Mini Cooper” venne dall’opera di Carlo Abarth che, in occasione del “Saloncino dell’auto sportiva” del 1970, aveva realizzato un prototipo su base A112, con potenza di 107 CV e distribuzione a testa radiale, espressamente pensato per le corse, ottenendo il corale consenso della stampa specializzata. Ultima realizzazione autonoma di Carlo Abarth, il prototipo era il tentativo di convincere la FIAT a fornire le basi meccaniche per realizzare, in piccola serie, autovetture destinate ai piloti privati, risollevando economicamente il glorioso marchio dello scorpione.

Così non fu. Il colosso torinese scartò subito l’ipotesi di mettere in cantiere una costosa automobile da corsa, ma le soluzioni di Carlo Abarth vennero accolte per realizzare la versione sportiva della A112, con la quale contrastare il successo della “Mini Cooper”. Due prototipi di costruzione FIAT, uno con 63 CV a testata convenzionale e l’altro di 74 CV a testata radiale, svolsero i primi test su strada nel gennaio 1971, proprio mentre la FIAT stava concludendo la trattativa per l’acquisizione della Abarth.

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Presentata al Salone dell’automobile di Torino, nell’ottobre 1971, l’Autobianchi A112 Abarth ebbe un immediato riscontro di pubblico, mietendo una sostanziosa quantità di ordinativi, nonostante l’elevato prezzo di ₤ 1.325.000, di poco inferiore a quello della Cooper MK3 (₤ 1.365.000), ma superiore a vetture sportive di maggior cilindrata e dimensioni, come la Fiat 128 Coupé (₤ 1.300.000), la Fiat 128 Rally (₤ 1.220.000), la NSU 1200 TT (₤ 1.215.000) e la Ford Escort Sport (₤ 1.185.000).

Oltre alla vistosa livrea rosso corsa, contrastata dal nero opaco del cofano e delle fasce sottoporta, la differenza più importante con la normale A112 era rappresentata dal motore abbondantemente rivisto da Carlo Abarth che, dopo aver concluso la cessione della propria azienda alla FIAT, era stato ingaggiato quale consulente.

La “cura Abarth” per lo sviluppo del già brillante propulsore di 903 cm³ fu piuttosto pesante, comportando l’aumento di cilindrata a 982 cm³ mediante l’allungamento della corsa, l’inserimento di un nuovo albero motore in acciaio nitrurato, l’innalzamento del rapporto di compressione a 10:1 mediante l’adozione di pistoni stampati con segmenti cromati, la riprogettazione dell’albero a camme e delle sedi delle valvole, la modifica all’impianto di scarico e l’adozione di un carburatore doppio corpo. Anche l’impianto frenante subì modifiche sostanziali con la maggiorazione delle pinze sui dischi anteriori e l’adozione del servofreno. La potenza del motore, che già nella fase prototipale aveva superato abbondantemente i 60 CV, venne limitata a 58 CV per raggiungere i previsti livelli di elasticità e robustezza.

Invariata rimase la scocca, ma con interni ben diversi, curati in maniera artigianale e dotati di strumentazione completa, sedili anatomici con appoggiatesta e volante a tre razze con corona in pelle.

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Le modifiche migliorarono notevolmente le prestazioni, rispetto alla normale A112, con risultati prevedibili ed altri quasi inspiegabili. A fronte del corposo incremento delle doti di velocità ed accelerazione, si dovette registrare un lieve aumento degli spazi di frenata, a dispetto dell’impianto potenziato, oltre ad una sorprendente diminuzione (-15%) del consumo di carburante che fece quasi gridare al miracolo. Per i primissimi esemplari costruiti è da segnalare lo sporadico surriscaldamento del lubrificante motore, nonostante l’accorgimento della coppa olio in alluminio, presto risolto con l’adozione, nel gennaio 1972, di un piccolo radiatore per l’olio.

Nata senza rilevanti difetti di gioventù, la A112 Abarth ottenne un immediato successo di vendite, destinato a perdurare per quasi tre lustri: un caso molto raro tra le auto sportive derivate dalla grande serie.

Al Salone dell’Auto di Ginevra del 1973, venne presentata la 2ª serie che mantiene invariata la meccanica. Le modifiche più importanti riguardano gli interni, finalmente dotati di sedili reclinabili e con appoggiatesta regolabili.

Esternamente furono eliminate le fasce nere sottoporta e le cornici cromate dei fari e della calandra, queste ultime sostituite da elementi in plastica nera. Anche i paraurti cromati sono sostituiti da altri in gomma nera di maggiori dimensioni.

I proiettori vennero dotati di lampade allo iodio e l’offerta di dotazioni opzionali contemplava i cerchi in lega leggera, l’antifurto meccanico ed il lunotto termico.

La vettura veniva offerta, al prezzo base di ₤ 1.506.400, nella tinta bicolore rosso corsa con cofano nero, oppure nelle tinte monocolore beige, arancio-salmone, grigio-visone e blu president.

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All’inizio del 1975 venne approntato il terzo aggiornamento, distinguibile per alcune modifiche alla parte posteriore, consistenti nel nuovo disegno dei gruppi ottici e nell’aumentata superficie delle griglia di uscita dell’aria sui montanti posteriori.

L’innovazione principale riguardò la nuova motorizzazione di 1.049 cm³ con 70 CV che veniva introdotta affiancando la precedente, e permettendo una velocità massima di 160 km/h.

Per quanto riguarda gli interni, la nuova profilatura del vano posteriore permise l’omologazione per 5 posti.

Entrambe proposte nelle tonalità monocolori rosso corsa, rosso attinia, verde, blu Antibes, blu Lancia, bianco e azzurro metallizzato, le versioni 58 HP e 70 HP venivano rispettivamente vendute ai prezzi base di ₤ 2.172.000 e ₤ 2.228.000. Il cofano in tinta nero opaco veniva fornito solo a richiesta.

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Nella seconda metà degli anni settanta iniziò il declino della A112 Abarth, determinato dallo spostamento d’interesse degli acquirenti sportivi verso cilindrate maggiori e dalla concorrenza interna della Fiat 127 Sport ed esterna della Innocenti Mini De Tomaso e, soprattutto, della Renault 5 Alpine. La piccola sportiva dell’Autobianchi, comunque, manteneva un’affezionata clientela, per la quale si provvide al quarto aggiornamento, presentato nel novembre 1977, che rappresenta la modifica una significativa svolta tecnica, con l’adozione di una monoscocca denominata “B2”, appositamente realizzata per la “A112 Abarth”, distinta dal modello di derivazione, in previsione di un consistente aumento della potenza.

All’esterno la vettura fu completamente rivista con un nuovo disegno del frontale, nuovi gruppi ottici posteriori raccordati al porta targa, fasce paracolpi laterali, vistosa presa d’aria dinamica sul cofano motore e paraurti anteriore includente lo spoiler. Scomparve dalla mascherina la caratteristica scritta “Autobianchi Abarth” con i due tondi grigliati e, considerato l’incremento di statura delle nuove generazioni italiane, il tetto venne alzato di 2 cm.

Per la parte meccanica, oltre alla definitiva uscita di produzione del modello “58 HP”, occorre registrare una numerosa serie di piccole migliorie che interessano soprattutto il cambio e l’impianto frenante, quest’ultimo potenziato e dotato di pompa ad azione differenziata, in luogo del precedente servofreno sui dischi anteriori.

Nel gennaio 1978, l’Autobianchi A112 Abarth 70 HP – 4ª serie venne posta in vendita al prezzo base di ₤ 3.894.000, con la medesima scelta di colori della serie precedente.

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Il processo di “civilizzazione”, iniziato con la 4ª serie, si fece ancora più netto e venne simbolicamente sottolineato dalla scomparsa sulle fiancate degli scorpioni Abarth. Tutti gli aggiornamenti della 5ª serie, presentata nel luglio 1979, furono tesi al miglioramento del comfort di guida, trascurando ogni innovazione sportiva o incremento di potenza.

A parte qualche ritocco all’estetica, le innovazioni più importanti riguardarono l’adozione del cambio a 5 marce e dell’accensione elettronica. La dotazione di serie divenne particolarmente ricca, comprendente le luci di retronebbia, lo specchietto esterno regolabile dall’interno, il lunotto termico, i vetri atermici, il tergilunotto ed il sedile posteriore sdoppiato.

La vettura veniva offerta nelle tonalità monocolori rosso corsa, rosso attinia, blu Lancia, bianco Saratoga, amaranto ardenzia, nero, beige Marocco e grigio chiaro o scuro metallizzati, al prezzo base di ₤ 5.469.000.

Dopo oltre dieci anni di onorato servizio, la consistente diminuzione dei numeri di vendita avrebbe dovuto consigliare l’uscita di produzione della A112, ma l’assenza di un nuovo modello e l’ostinazione di una clientela particolarmente affezionata, fecero propendere per un ennesimo restyling. Da uno studio della FIAT, infatti, risulta che il 72% di coloro che avevano acquistato una A112 Abarth negli anni ottanta, aveva già posseduto una precedente versione.

Presentata al Salone dell’automobile di Parigi dell’ottobre 1982, la 6ª serie non registrò alcuna miglioria meccanica, limitando le innovazioni a lievi modifiche degli interni e della carrozzeria che poteva essere scelta in una vasta gamma di tinte normali e metallizzate fra cui il verde scuro metallizzato 382, tinta particolarmente elegante oggi assai rara da trovare su una Abarth.

Questo sesto aggiornamento venne messo in vendita al prezzo base di ₤ 8.190.000 che, per effetto della forte inflazione di quegli anni, era anche il sestuplo del prezzo iniziale.

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Il settimo ed ultimo aggiornamento venne presentato nella primavera del 1984 e messo in vendita al prezzo base di ₤ 9.906.000.

Si tratta della classica versione di fine serie, con buone dotazioni e qualche vistosa modifica di carattere puramente estetico, come la grossa fascia catarifrangente posteriore, recante la scritta “Abarth” serigrafata.

L’Autobianchi A112 Abarth uscì dal listino nel luglio 1985, con un prezzo base che aveva raggiunto la cifra di ₤ 10.476.000.

Tanti sono gli estimatori ed i cultori, anche se sui tubi, qualcuno preferisce le versioni normali, che hanno una erogazione meno potente, ma più lineare e senza strappi.

Come sempre invitiamo tutti a raccontare le proprie storie, foto racconti.

fonte dati wikipedia

ADRENALINE24H

 

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