Pietro Bordino, la storia un bambino fortunato…..

Oggi raccontiamo, con la penna di Fulvio Negrini, la storia di un bambino “fortunato”,

un’epopea di inizio ‘900, quando tutto era possibile, i motori erano un’avventura, costruttori e piloti erano degli eroi, storie di altri tempi, dove il coraggio e la morte si incontrano, dove i destini si incrociano e si alternano nell’infinita storia del motorismo sportivo.

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” IL DIAVOLO ROSSO”

PIETRO BORDINO IL PILOTA DEGLI ANNI VENTI FAMOSO PER IL SUO FURORE NELLA GUIDA

A volte le casualità della vita possono mutarne il corso se poi capitano ad un bambino di 12 anni all’inizio di un secolo, il ‘900, dove gli “automobili” stanno movendo i primi passi, il cambiamento è decisivo.

Per Pietro Bordino, nato a Torino il 22 novembre 1887, la casualità entra di prepotenza nella vita nel 1899 quando, casualmente nel cortile dei F.lli Ceirano, si imbatte in due giovani ventenni, Felice Nazzaro e Vincenzo Lancia entrando, pur così piccolo, nelle loro simpatie.

La passione del ragazzo per la meccanica lo porta tre anni dopo ad entrare come apprendista nella Fiat grazie alle lungimiranti vedute di un massimo dirigente del fabbrica piemontese, l’ingegner Enrico. Queste qualità non sfuggono neppure all’occhio di Vincenzo Lancia, allora pilota ufficiale e noto campione che inizia a portarlo con sé negli ambienti motoristici torinesi. E’ ancora la casualità che da a Pietro Bordino la possibilità di coronare il suo sogno segreto. Un giorno Vincenzo Lancia invita il ragazzo al suo fianco per provare una vettura da corsa. La simpatia e la grande passione di Bordino colpiscono il futuro costruttore che decide di fare coppia fissa con il giovane. Scarso di chili, a differenza di Lancia, intelligente e buon conoscitore della meccanica, Pietro Bordino diviene il compagno ideale per il campione piemontese.

Accanto ad uno scatenato Vincenzo Lancia, il giovanissimo Bordino partecipa a gare di prestigio come la Targa Florio, la Coppa Gordon Bennet, il Gran Prix de France, la Coppa Florio, la Coppa dell’Imperatore, maturando esperienza e gratificazioni. Ma è nuovamente il caso nel 1908 ad attraversare la strada di Pietro Bordino. In un fortuito incontro conosce un genio ancora sconosciuto, un certo Ettore Bugatti che gli promette, quando diverrà costruttore, una macchina da gran premio.

Quando Vincenzo Lancia lascia le corse per intraprendere la carriera di costruttore, Pietro Bordino trova in Ralph De Palma un altro maestro d’audacia.

Dopo tanta esperienza al fianco di questi grandi campioni a 21 anni giunge finalmente l’occasione aspettata da sempre: guidare finalmente una macchina da competizione. Accade vicino a Parigi nella corsa in salita Chateau-Thierry dove con una Fiat 24 HP vince la sua prima gara come pilota. Nel 1911 sulla pista inglese di Brooklands, Bordino ottiene un significativo ed importante successo alla guida di una mastodontica Fiat S 76 di ben 28.000 cc. dotata di 300 cv. battendo il record sul miglio. Questa vittoria crea invidie e gelosie di alcuni piloti di nome, togliendogli ogni possibilità di gareggiare e rilegandolo nuovamente nel ruolo di collaudatore. Deluso di non poter avere più una macchina per correre, nel 1912 corre con una motocicletta ottenendo ottimi risultati con una guida veloce ma molto scomposta, al limite della follia.

L’anno successivo mentre si avvicinano i venti di guerra, Vincenzo Lancia, divenuto costruttore, gli affida una sua vettura per la Targa Florio che si disputa in due tappe sul piccolo Giro di Sicilia per un totale di 965 km.

Si fa subito notare chiudendo la prima frazione in terza posizione alle spalle di Marsaglia e Nazzaro. Nella seconda tappa, dove Felice Nazzaro compie uno dei suoi maggiori capolavori sportivi, sbaglia strada e termina in ottava posizione. E’ solo uno sparuto episodio. Riprende con le motociclette ma con l’arrivo della prima guerra mondiale si chiude il sipario. Nel 1919 Pietro Bordino ritorna a correre con la sua vecchia Motosacoche 500 e con una Davidson 1100 iniziando subito a vincere. E’ primo nella Como-Brunate, nel circuito di Orbassano e alla Susa-Moncenisio creandosi una tale fama che quando prende il via tutti corrono solo per il secondo posto. Nel frattempo lavora sempre alla Fiat e quando nel 1921 la Casa torinese ritorna alle grandi corse, Pietro Bordino riprende tra le mani il volante. Alla Targa Florio è costretto al ritiro come pure al Gran Premio d’Italia che si disputa sul Circuito di Brescia dove lotta con piloti del calibro di Ralph De Palma e Jules Goux.

Grazie all’invito di Ralph De Palma per Pietro Bordino si spalancano le porte dell’America.

E’ un sogno incredibile ma lo è anche per i nostri connazionali i quali possono vedere sulle piste americane, un grande pilota italiano alla guida di una vettura italiana. Vince la 250 Miglia di Los Angeles e resta in America per alcuni mesi.

D’oltre oceano arriva il mito del “Diavolo Rosso”, nomignolo coniato dagli americani in omaggio alle sue vittorie ed alla sua guida spettacolare.

In Europa torna il 15 luglio 1922 per il Gran Premio di Francia alla guida di una Fiat 804 da 112 cv. con motore a 6 cilindri.

Lotta per la vittoria fino a 20 km. dall’arrivo con Felice Nazzaro ma un guasto lascia via libera al vecchio campione che trionfa ignaro dell’incidente che poco prima aveva tolto la vita al suo giovane nipote Biagio.

Nell’estate di quell’anno sorge l’autodromo di Monza a tempo di record e viene subito organizzato il Gran Premio Vetturette ed è ancora il “Diavolo Rosso” a sbaragliare gli avversari. Una settimana dopo arriva l’atteso Gran Premio d’Italia sempre sulla nuova pista monzese. Bordino si schiera con la Fiat 804/404 in questa gara che segna anche il debutto dei fratelli Maserati. Fra i piloti oltre a Nazzaro e Giaccone compagni di squadra, partono De Vizcaya, Costantini, Monelli, Friederich, Neubauer e Kuhn che purtroppo rimane ucciso durante le prove.

Al via della gara un violento temporale si abbatte sulla pista mentre la Fiat n.18 del “Diavolo Rosso” prende il comando inseguito da De Vizcaya, Nazzaro ed Ernesto Maserati. Bordino compie gli 80 giri del tracciato a 139,855 di media coprendo gli 800 km. in 5 ore e 43’. Secondo è Felice Nazzaro e terzo De Vizcaya. Per Pietro Bordino è la definitiva consacrazione fra i migliori piloti del momento.

Con una riunione a Parigi alla fine della stagione 1922, si decide di introdurre per le vetture da Grand Prix, l’uso dei compressori onde rendere le macchine più performanti.

Il 2 luglio 1923 a Tours si corre il G.P. de l’A.C. France. Al via le nuove Bugatti, Delage, Sumbean, Voisin e Rollan-Pilain, alcune con carrozzerie avvenieristiche a profilo d’ala ed a forma di “tanck”. La Fiat schiera tre vetture 805/804 compressore per Giaccone, Salamano e Bordino. Al via la testa viene presa dalla Delage, ma la Fiat di Bordino a metà del primo giro balza al comando mentre De Vizcaya con la Bugatti si mette alle costole del “Diavolo Rosso”. Purtroppo la troppa foga tradisce il pilota spagnolo che alla curva di Membrolle esce di pista nel tentativo di superare la Sumbean di Guinness. Pietro Bordino senza più pressione alle spalle ottiene il record del circuito alla media di Km. 208,221 ma al nono giro il motore esala l’ultimo respiro causa la rottura del compressore.

Per il Gran Premio d’Italia del 9 settembre la Fiat decide di portare a Monza le 804/805 di Tours equipaggiate però dal nuovo compressore Roots.

Lunedì 27 agosto è ultimo giorno di prove per il 2° Gran Premio d’Italia. La giornata è bella e piena di sole. Pietro Bordino sta girando con il muletto e si ferma soddisfatto della mattinata di prove. Sono le 12.30 e Bordino decide di provare ancora per altri 5 giri, non convinto di alcune regolazioni. Chiede ad Enrico Giaccone se vuole seguirlo. I due si alternano al volante ma poco prima del termine delle prove, la vettura perde la ruota anteriore destra. Un attimo e la Fiat diventa inguidabile. La macchina si rovescia e prende fuoco. Per il povero Giaccone è la fine. Pietro Bordino riporta ferite ad un braccio ed ammaccature varie.

E’ la prima volta s’incontra con la morte.

Tornato a Torino cerca di riprendersi per disputare la corsa monzese che, alla sua vigilia perderà, sempre in prova, un altro grande pilota, Ugo Sivocci che si schianta con la sua Alfa Romeo.

E’ un gran premio triste soprattutto per Bordino che, al comando della gara, deve abbandonare per i postumi dell’incidente non senza aver aumentato il suo mito.

La Fiat si ritira dalle corse nel 1924 e l’anno successivo Bordino attraversa ancora l’Atlantico per correre in America. Partecipa a diverse corse fra cui la 500 Miglia di Indianapolis, ma senza fortuna.

Con il 1927, dopo l’abbandono di Felice Nazzaro e la morte di Antonio Ascari, la Fiat prepara ancora una macchina: la 806 a dodici cilindri con compressore capace di sviluppare 187 cavalli. Pietro Bordino ritorna in Europa il 4 settembre per correre a Monza il Gran Premio di Milano, anteprima del Gran Premio d’Italia portando all’esordio questa “potente” vettura. E’ una vittoria trionfale ed indiscussa.

Il “Diavolo Rosso” è felicissimo, ma tutto dura poche ore. Il giorno successivo, prima della partenza del Gran Premio, la Fiat annuncia il suo definitivo ritiro dalle competizioni. Voleva dimostrare la sua forza, ritirandosi vittoriosa.

Quel signore incontrato tanti anni prima, nel 1908, mantiene la sua promessa.

Ettore Bugatti offre al “Diavolo Rosso” una sua macchina per il 1928.

Il debutto di Bordino su di una Bugatti avviene a Verona al Circuito del Pozzo e per la prima volta si batte con Tazio Nuvolari. Piove, la strada è fangosa e scivolosa. Bordino prende subito il comando ma alle su spalle Nuvolari diventa sempre più minaccioso. Il campione torinese vede avvicinarsi sempre di più il mantovano, reagisce con tutta la sua classe, ma una sospensione ferma la sua Bugatti regalando a Tazio Nuvolari la vittoria finale.

Il “Diavolo Rosso” non ci sta e otto giorni dopo alla 2° Mille Miglia in coppia con De Gioannini su Bugatti 2300 compressore, si fa onore, portando al traguardo in 15° posizione una vettura letteralmente a pezzi.

Domenica 16 aprile 1928 Pietro Bordino, reduce dalla Mille Miglia e pieno di propositi di vittoria, vuole provare con una settimana di anticipo il circuito di Alessandria. Alla gara piemontese è iscritto dalla

Bugatti assieme a due piloti emergenti, Tazio Nuvolari e Achille Varzi. Sarà uno scontro fra titani con grandi scommesse fra i sostenitori del “Diavolo Rosso” e del “Mantovano Volante”. Terzo incomodo il “Signore di Galliate”: Achille Varzi.

Purtroppo il destino è in agguato ed interviene cambiando il corso della storia.

E’ un 16 aprile uggioso ed umido e Pietro Bordino con al fianco il meccanico Gianni Lasagna, parte per un giro di prova come tante altre volte. Verso l’abitato di S. Michele, un cane esce di corsa da un cascinale e finisce fra le ruote della Bugatti bloccando lo sterzo. L’auto inizia a sbandare e dopo un volo pauroso, finisce in un fosso. Pietro Bordino abbracciato al volante, muore.

Il “Diavolo Rosso”, lui che passava per “immortale”, vene beffato dal destino in questo modo.

L’Automobile Club Alessandria decide immediatamente di dedicare al pilota torinese la corsa, ed è proprio Nuvolari, dopo un acceso duello con Varzi, a vincere.

Con questa vittoria Tazio Nuvolari eredita da Pietro Bordino il testimone della staffetta nell’eterna corsa delle generazioni. E’ lui l’erede del “Diavolo Rosso”, già proprio lui: il “Figlio del Vento”.

 

Testi e foto di Fulvio Negrini

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